Come fare ‘goal’
Dichiarava Pasolini: "Ci sono nel calcio dei momenti esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del 'goal'. Ogni goal è sempre un'invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica”. (Il Mondo – articolo del 2 novembre 1975, si noti, il giorno della sua scomparsa).
Non so se i giovani autori abbiamo davvero compreso le potenzialità rivelatrici, sovversive, addirittura scandalose dell’atto poetico, e che l’unica vera arma che avranno a disposizione e che la scuola ha il dovere di dare loro è la parola, che sola potrà cambiare il mondo senza distruggerlo, perché libera e in grado di dire la verità. Forse no, non lo hanno compreso. Non ancora, almeno.
Il guaio è che se glielo avessi detto esplicitamente, che la poesia è un modo di mostrarsi ed esistere, di inventare e reinventare il mondo, di lottare per esso e di comprenderlo, la già difficile impresa di avvicinarli a questo oggetto da loro così poco frequentato avrebbe potuto fallire clamorosamente (e va detto che siamo stati pericolosamente in bilico per settimane). Poesia vuol dire parole antiche, parole intime, parole desuete, ritmo, musica, oralità, dire ad alta voce frasi che suonano ‘fuori moda’ e ‘ridicole’. Non è stato facile.
Eppure è passo necessario.
La competenza di parlanti si costruisce anche e soprattutto attraverso l’attivazione di un linguaggio interiore, in grado di modellare il pensiero e
dargli voce. Abbiamo bisogno di parole forti e chiare, giuste e libere, evocatrici e immaginifiche, che risuonino nella mente e che siano quanto di più lontano dalle parole solo viste, sbocconcellate, mai dette, già trasformate in immagini luccicanti, preformattate e pensate da altri, che oggi subiamo.
Sono intervenuta nei lavori essenzialmente come editor e non come ‘prof’, o raramente come ‘prof’, soprattutto per suggerire aggiustamenti metrici
(il verso, andare a capo, rinforzare un ritmo, cogliere una rima possibile, definire una pausa – un respiro – attraverso un segno di punteggiatura).
I temi sono stati scelti liberamente in una rosa di parole chiave proposte ed è per questo che spesso molti titoli si ripetono.
Non assicuro che qualche produzione non sia passata per ’generatori e correttori intelligenti’: scritte a scuola le poesie andavano trascritte il pomeriggio stesso a casa, ma non sempre è stato così.
I componimenti sono rigorosamente anonimi e tali devono restare, almeno per il momento. Ognuno di essi può esprimere un segreto che non sarebbe giusto svelare. Inoltre è bene non creare perniciosi paragoni. Il lettore si lasci trasportare dalla curiosità e dall’opportunità di aprire una luce su di un universo per molti aspetti sconosciuto come quello della preadolescenza.
E che ci si goda la lettura come si gode di un virtuosismo sportivo.
Sono goal dell’anima.
Giorgina Cantalini













